Il mio primo mezzo Ironman

Eccomi qui: sano, salvo ma soprattutto non dolorante il giorno successivo al mio primo Ironman 70.3.

E’ stata un’esperienza davvero bella e, come l’ho definita nel pre-gara con l’amico e compagno di avvenutura Gigi Ranzato, un vero viaggio.

Eh si perchè cinque ore di sport, da fare praticamente in solitaria, ti mettono davvero di fronte ad uno “specchio”.
Condizioni meteo del pre gara a parte (il sabato c’è stato davvero un macello di tempo), tutta la fase di preparazione è andata perfettamente. Bravi gli organizzatori a mettere insieme le cose, pur nelle difficoltà, anche se poi l’aver fatto le due gare insieme (Ironman e Ironman 70.3) mi ha generato qualche problemino logistico proprio nelle fasi di transizione.
Prima della gara mi ero prefissato l’obiettivo di provare a stare sotto le cinque ore: cosa non scontata per il mio nuoto e per la mia bici, ma sul mio quaderno dei desideri avevo previsto una frazione di nuoto in 35 minuti, una transizione di 5, una fae di bici in 2 ore e 40, la seconda transizione in altri 5 minuti ed una mezza maratona in 1.35.

Pronti, partenza, via e mi rendo conto che il nuoto sta andando particolarmente bene: bracciata fluida e ottimo passo senza affanno….e, udite udite, esco dall’acqua in MEZZ’ORA….sono al settimo cielo e quindi corro verso la zona cambio per partire quanto prima in bici ma…….tragedia……non trovo la bici. Corro avanti e indietro lungo la zona di transizione ma niente…..troppo casino e nessun riferimento (errore mio) a cose vicino alla mia cazzo di bici…..risultato…..12 minuti di transizione….un disastro e 7 minuti buttati nel cesso.

Nonostante tutto riesco a partire in bici ed a tenere, fin da subito, un ottimo ritmo….complice il grande traffico si formano delle scie (non consentite dal regolamento ma inevitabili con 7.000 ciclisti contemporaneamente sulla strada). Pedalo come un matto e, prima di arrivare all’imbocco della salita di Bertinoro, mi accorgo che sono a 36 km/h di media. Niente male visto che prevedevo di tenere i 32….mi si prospettava quindi una fase di bici da chiudere in 2 ore e mezzo anzichè 2 e 40 e quindi via a manetta per manterene la media. Risultato finale della fase bici: 2 ore 31 minuti e 06 secondi. Una bomba

Entro in zona cambio e ancora mi confondo mettendo la mia bici nella rastrelliera degli altleti dell’Ironman intero….anche qui sono costretto a rifare tutto e perdo altri 2 minuti preziosissimi….che due palle!

Arrabbiato dalla perdita di tempo, faccio troppo veloci i primi tre minuti della mezza maratona e piano piano perdo il ritmo….ho ancora la speranza di poter chiudere sotto le cinque ore ma tra il nervoso e la voglia di recuperare perdo lucidità e sbaglio completamente tattica di passo….piano piano il sogno di stare sotto le cinque ore sfuma fino a quando, negli ultimi due km, decido di mollare…..
Non chiudo malissimo la mezza maratona, alla fine 1 ora e 48 minuti, ma non mi basta per stare sotto le cinque ore. Il mezzo Ironman finisce in 5 ore 8 minuti e qualche secondo con la consapevolezza di aver fatto una “prestazione sportiva” da sotto le cinque ore e con l’arrabbiatura di aver buttato nel cesso quasi dieci minuti di transizioni.

Ci sta! Inesperienza del principiante….ma ora mi tocca fare un altro IRONMAN 70.3 per fare il risultato 🙂 :-).

Posso comunque dire di aver preparato e predisposto tutta la gara al meglio: mai un crampo, mai una sosta e sopratutto oggi, dolori meno duri del previsto. L’aver studiato a puntino l’idratazione e l’alimentazione durante bici e corsa mi ha permesso di non incorrere in problemi fisici ed anche questo è un buon risultato da considerare.

In calce, ma importantissimi, i ringraziamenti a tutta la mia famiglia, che mi ha supportato e sopportato anche in questa avventura; al coach, che spero abbia apprezzato i miei miglioramenti sportivi (transizioni a parte) e a tutti quelli che mi hanno seguito!

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Fruscìo (Val di Sole) – esperienza per riflettere

Domenica 21 agosto 2022, l’occasione di una stupenda giornata di sole unita all’idea di fare una gita con la famiglia, si è trasformata nella vistia al parco sonoro “Fruscìo”, ideato da Emanuele Lapiana in collaborazione con Apt Val di Sole e Parco Nazionale dello Stelvio.

Anticipo alcune note “operative” per poi passare al senso del mio articolo.
Se si vuole vivere un’esperienza di una giornata intera, suggerisco di organizzare l’usita con pranzo alla Malga Caldesa Bassa (1 ora circa il cammino dal parcheggio Cavallar) e poi visita al Parco Sonoro. Partendo dal parcheggio alle 10.00 circa, si riesce ad occupare la giornata e a godersi il parco sonoro fino alle 15.30/16.00.

Conosco Emanuele da qualche anno e sempre di più ne apprezzo le capacità artistiche e professionali: per questo, sapendo del suo utlimo lavoro, ho deciso di organizzarne la visita.
Dalla partenza del parcheggio Cavallar, a cui si arriva da una strada che non è propriamente una provinciale :-), si sale per circa una mezz’oretta a piedi verso la partenza del percorso. Le vie di salita sono due: o il sentiero tra i boschi, bello in salita, oppure la strada sterrata, più leggera e ottimanmente tenuta.
Inutile dirvi che il panorama, lungo tutto il percorso, è stato mozzafiato (vedi foto).

Il percorso sonoro è ottimamente segnalato e, fin dalla sua partenza, ne ho percepito la sua straordinaria unicità. Fatto con i bambini è stato “divertente” perchè insieme a loro abbiamo “giocato” ad ascoltare la natura lungo le tappe dell’installazione, ma non è quello il suo senso anche se è stato piacevolissimo.

Il percorso “fruscìo” è un’esperienza da vivere quasi in solitudine e la sua immensa profondità l’ho percepita nella seconda visita, fatta prima di rientrare a casa. Ho avuto la fortuna, infatti, di spendere cinque minuti quasi in solitudine all’interno della prima installazione “battimi” mentre una leggera brezza dava movimento ai pini ed agli abeti presenti tutt’intorno.
Un concerto armonico e fantastico di fruscii che mi hanno fatto pensare al percorso e al messaggio educativo che vuole infondere: RISPETTO.
Eccolo trovato, a parer mio, il vero valore di questa iniziativa artistica: insegnare che la natura ed il territorio sono bellezza nel momento in cui si riesce ad averne pieno rispetto. La cosa ancora più forte, però, è stata quella di essere arrivato a questa conclusione in seguito al pensiero che l’esperienza intera mi ha fatto scaturire e, personalmente, credo che questo sia il valore più sublime che l’arte possa infondere.
Ecco perchè credo che il risultato di questa installazione sia straordinario e che Emanuele abbia fatto un altro capolavoro: creare arte è un’impresa che solo pochi talenti ormai sanno fare; creare arte che faccia pensare è geniale e, caro Lele, sei riuscito alla grande in questo intento.