Carri allegorici: il mio pensiero

Scrivo oggi per lasciare il mio pensiero sulla drammatica, ma fortunata, vicenda del carro di carnevale in Vigolana.

Ho molto riflettuto sull’accaduto e ho anche tirato un grosso sospiro di sollievo nell’apprendere che le conseguenze dell’incidente sono state limitate. Di tutte le mie riflessioni mi è rimasto un pensiero forte e profondo che vorrei potesse essere veicolato, al fine di far comprendere il pensiero che sta alla base dell’attività della Federazione che presiedo.

Nel volontariato c’è bisogno di conoscenza. Punto e basta. Sono finiti i tempi in cui, usando parole davvero infelici che ho letto per giustificare l’accaduto, “se ne feva de peggio”. Il volontariato è un’attività che, per quanto distensiva e divertente possa essere, necessita di un costante e continuo processo formativo ed educativo. Questo non vuol dire che per fare volontariato “bisogna studiare”: per fare volontariato, per farlo bene, occorre sapere quello che si fa, e saperlo bene.

Alcune persone hanno criticato il fatto che Federazione trentina pro loco e loro Consorzi e Provincia Autonoma di Trento abbiano inserito, tra i critreri di attribuzione dei contributi provinciali, il concetto di “formazione obbligatoria”. Credo però che questo episodio, sul quale vorrei esprimere la mia più grande solidarietà ai volontari ed alle famiglie coinvolte (sia ben inteso), serva a far capire come il nostro richiedere volontari formati e consapevoli sia motivato proprio dall’aver preso consapevolezza che il volontariato è una attività seria, che deve essere qualificata e soprattutto deve essere qualificante. Al giorno d’oggi, in cui si riscontra genericamente una generale allontanamento o disinteresse dei giovani all’essere parte attiva nelle comunità attraverso l’attività volontaristica, crediamo sia importante mettere sul tavolo il fatto che attraverso l’associazionismo si può crescere, ci si può formare. Faccio dei semplici esempi: conoscere dei protocolli minimi di sicurezza (che sia per un carro o per un evento), sapere gestire un piccolo protocollo di igiene ad un evento, sapere gestire la contabilità di una associazione, saper affrontare le dinamiche relazionali di un gruppo, approcciarsi al mondo delle istituzioni pubbliche sono tutte attività che fanno parte della vita di una associazione e che, se opportunamente approfondite, possono davvero servire sia ai giovani come “attività formativa” ma anche alle persone più datate per qualificarne il loro operato.

Ecco che allora, sfruttando la fortuna che in questa occasione non ha lasciato sulla strada morti o zoppi, dico a gran voce che nel volontariato c’è bisogno di conoscenza e che non ci si deve spaventare se una volta ogni tanto viene proposto di fare dell’attività formativa perchè, a volte, questa parte noiosa del “divertirsi” può davvero salvare la vita.

 

Pro loco e prodotti: chiarimenti

Cari amici lettori, ritorno oggi sull’argomento Pro loco e Strada del Vino per apporre la necessaria chiarezza, visto che a leggere i commenti il calce all’articolo del quotidiano l’Adige di domenica 19 febbraio mi è parso di intravedere molta confusione. Faccio chiarezza sul mio blog proprio per potermi spiegare al meglio, senza che ci sia il pericolo di ulteriori fraintendimenti. Anzitutto vorrei sottolineare che l’accordo non è UNA LISTA DI FORNITORI ma bensì una LISTA DI PRODOTTI. La differenza potrebbe apparire ininfluente ma invece è sostanziale. La lista dei prodotti non è una lista chiusa, né quantomeno una lista di FIGLI E FIGLIASTI, come citato nei commenti di qualche lettore. Il produttore che vuole impegnarsi nella promozione del proprio prodotto secondo gli standard dei prodotti della Strada o del marchio qualità altro non ha che capire come fare a rientrare negli standard previsti e morta lì.
Altro punto fondamentale: la Provincia non ha fatto alcuna lista, come quelle indicate su COOP, APT o CANTINE ma questo progetto nasce dal basso. Siamo state noi associazioni a trovare le corde e le affinità giuste per proporre la collaborazione, senza che ce lo indicasse alcuno. In questo mio blog troverete la definizione di  quella che io ho definito “propositività responsabile” il sui significato è proprio espresso nell’accordo strada-pro loco. Andare a proporre un accordo di partenariato, pensato e valutato prima, pensando (e qui ovviamente ognuno la pensa a modo suo) che possa essere utile ed efficace per la promozione del territorio non credo che faccia parte delle attività della magnadora, tutt’altro. Anche perché, parlo per me, l’unica cosa che magno, personalmente, sono le prelibatezze che mi offrono gli amici delle pro loco quando mi ospitano. Il resto, tempo, disponibilità, macchina ecc…sono delle mie….e quindi al signore che commentava l’articolo con il rimando alla magnadora, dico che la magnadora è ben altra cosa.
Io credo, e finchè sarò presidente delle Pro loco Trentine mi batterò per questo, che nella collaborazione tra attori del settore turistico sta la chiave per arrivare e superare il modello altoatesino. Perché solo con unione di intenti e di visione si arriva lontano. Le pro loco hanno fatto un passo verso le Apt ed i consorzi (vedi riforma criteri), ora ne hanno fatto un’altro verso i produttori. Credo che siano state tutte azioni fatte con umiltà e pensiero, quella che servirebbe anche ad altri per portare lontano questo Trentino.