27 ottobre 2013: Aristotele dove sei?

Chissà cosa direbbe Aristotele se, tutto di colpo, fosse catapultato in questo trentino domenica 27 ottobre 2013. Secondo voi, avrebbe modo di verificare che politica significa, come lui la definì per primo “amministrazione della “polis” per il bene di tutti, determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano?”. Dal mio modestissimo punto di vista al buon Aristotele verrebbe un trentinissimo “coccolon”, senza ombra di dubbio. Sia ben chiaro, le opposizioni esistevano anche al suo tempo, ma questa politica è davvero lontana anni luce dal concetto di “bene di tutti”. Siamo, invece, vicinissimi alla definizione del più moderno Max Weber, per il quale “la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza”. La dimostrazione di tutto ciò? Prendete la lista dei 784 candidati: guardatela a fondo e confrontatela con le liste elettorali di cinque anni or sono, o quelle delle elezioni delle comunità di valle. Candidati che prima erano a destra ora sono a sinistra e viceversa, candidati di sinistra che ora vanno da soli, candidati che prima erano soli che si accorpano con altri, candidati che hanno candidato 20 anni che sono ancora candidati, insomma una vera e propria rincorsa ad una posizione che possa legittimare il potere della singola persona. Una volta i partiti erano contenitori di idee e di valori, ora sono solamente dei vomitevoli simboli dietro ai quali si nascondono velleità personali povere, prive di contenuto, davvero sterili e svuotati di “vera politica”. Non parliamo poi dei messaggi elettorali: sono tutti paladini del lavoro, della giustizia, dell’uguaglianza, dell’altruismo, salvo poi scoprire che la maggior parte dei candidati difficilmente si è mai trovata a lavorare volontariamente per un’associazione (seriamente si intende) e quindi non ha minimamente idea di cosa sia il “bene comune”, che la maggior parte dei candidati ha accettato di candidarsi solo per “stropar en bus”, “serar la lista”, “portar acqua al molin”. Ma le leggi poi chi le fa? Il bene di tutti poi come si raggiunge?

Io, domenica, penserò ad Aristotele, mentre avrò in mano la matita, sapendo che il mio è solo un piccolissimo e insignificante voto. Spero lo faccia la maggior parte dei trentini!

Enrico Faes

CONVEGNO 12 OTTOBRE 2013 – TEATRO PARROCHIALE DI CALAVINO (h. 16.00)

Un nuovo progetto culturale per la salvaguardia e lo sviluppo dell’ambiente trentino tra associazionismo e partecipazione delle comunità.

E’ risaputo come il territorio trentino possa contare sul supporto di una fitta base di volontari che, silenziosamente e con molta laboriosità, si dedicano, in maniera diversa, alla salvaguardia dei loro piccoli paesi, dei loro territori, delle loro tradizioni. Per quanto concerne la realtà che io presiedo, la Federazione Trentina Pro Loco e loro Consorzi, parlo di 180 proloco, 10 consorzi, 1 federazione, 20.000 volontari.

Quello che io definisco “un vero e proprio esercito di volontari”, agisce in maniera gratuita, sorretto da contratti definiti psicologici, nei quali la gratuità della prestazione lavorativa viene bilanciata dalla soddisfazione personale, dal riconoscimento dell’aver conseguito il bene comune. Le regole alle quali un volontario sottostà nell’esercizio delle sue azioni non sono regole formalizzate, non ci sono vincoli contrattuali che le governano; il tutto viene retto da quello che oggi si definisce appunto contratto psicologico (tema sul quale la Federazione sta iniziando un’approfondita ricerca), ovvero una serie di regole non scritte, non scrivibili, che conducono l’individuo a stare in un gruppo, rispettarne regole e modalità di partecipazione, disporre di tempo e forza lavoro non “retribuiti”.

Una vera e straordinaria risorsa dunque, per i nostri territori e per le nostre comunità, sulle quali gravitano delle sostanziali, lasciatemi azzardare il termine, “aziende non riconosciute”, dove al posto di impiegati e operai mettiamo i volontari, e dove al posto del profitto possiamo tranquillamente mettere “il bene comune!”. Un bene comune dallo straordinario valore visto che il fare cultura, intesa qui nella sua più larga accezione, ed il fruire cultura contribuiscono al miglioramento delle condizioni di vita.

Questa tipologia di partecipazione però, oggi, non è paragonabile a quella di qualche decennio or sono: lo sappiamo tutti come la velocità di cambiamento degli aspetti socio-relazionali della società odierna, spinga le persone ad allontanarsi sempre più dallo spirito del volontariato ed ecco che allora dedicare attenzione al tema della sua salvaguardia, risulta essere oggi molto importante. I cambiamenti della società, che noi non possiamo ovviamente modificare, possono però essere approfonditi ed analizzati e di conseguenza capiti; si possono applicare delle strategie per sfruttarne le forze e limitarne le debolezze, e l’approfondimento del convengo potrà, in un certo senso, dare un piccolo contributo.

Sottolineo come questi approfondimenti, apparentemente lontani da un immediato ritorno (sia esso economico che di conoscenza), assumano invece un’importanza primaria. Il benessere di una comunità non è legato solamente al profitto economico, per usare un indicatore a voi tutti conosciuto, all’aumento del PIL, anzi. Il benessere di una comunità aumenta invece quando le persone sono soddisfatte, quando le persone, partecipando, contribuiscono all’aumento del bene comune, quando le loro azioni volontarie vengono riconosciute e apprezzate; azioni che sono espresse nel fare associazionismo e nella partecipazione.

PER APPROFONDIRE IL TEMA, VI SUGGERISCO DI PARTECIPARE AL CONVEGNO!

ENRICO FAES