Il volontariato turistico…e la cultura

In questo anno passato a scoprire il mondo del volontariato turistico, ho avuto modo di rilfettere molto su tutto ciò che ad esso ruota attorno. Aspetti legati alla delicatezza dei rapporti che si instaurano tra le parti, aspetti che riguardano gli equilibri che occorre mantenere (anche a fatica) con i vari attori che ruotano attorno alle pro loco e tanto altro ancora. Oggi mi fermo su una percezione che ho, e che più di una volta si è manifestata, e che dispiace verificare: il pensiero che il volontariato turistico non sia cultura.

In alcuni casi, forse in molti, accade con troppa facilità che si pensi alla Pro Loco come ad un’associazione di “manovali del volontariato”, che operano a chiamata di questo o di quell’altro attore istituzionale solo per eseguire un compito o soddisfare una qualche richiesta di collaborazione spicciola. Credo invece che all’interno delle attività svolte durante l’anno dalle varie Pro Loco del Trentino ci sia molto di più; vedo la Pro Loco come quell’associazione che coltiva (cultura deriva dal verbo latino colere=coltivare) quell’insieme di conoscenze e pratiche acquisiste per metterle a disposizione sia delle generazioni future che delle persone che occasionalmente (o volutamente) vengono a contatto con la realtà associativa (intendo quindi ospiti, turisti, ecc…). Non è attività di poco conto questa, perchè il tempo che i volontari spendono a fare in modo che queste “coltivazioni umane” vengano perseguire, tutelate, salvaguardate, è un capitale che gratuitamente viene fornito al paese, alla città, al territorio.

Il mio pensiero potrebbe apparire forse troppo filosofico, lontanto dal pragmatismo che contraddistingue la nostra contemporaneità, la nostra società, ma credo sia opportuno affermare che senza l’attività svolta dai volontari delle Pro Loco del Trentino, la nostra società sarebbe molto più arida, molto più povera di animazione, di tradizione, di cultura. Non dimetichiamocelo!

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