Volontariato: un rimedio alla crisi

E’ passato quasi un anno e mezzo dal mio ingresso nel mondo del volontariato turistico. Un ingresso fatto con il botto, vista la triplice natura dell’impegno, anche se anche non ero estraneo al mondo del volontariato, anzi.

In questo anno e mezzo, con sempre maggiore interesse e curiosità, mi sono chiesto cosa muova, sotto sotto, tutte queste persone a prodigarsi, chi più chi meno, per un obiettivo che non risulta essere economicamente quantificabile. Me lo sono chiesto con forza, soprattutto nei primi mesi di attività, perchè il mondo che mi circonda, che ci circonda, è intriso di utilitarismo, di massimizzazione, di ritorno economico ed ero fortemente convito che quello fosse il propulsore dell’agire umano. Non che i miei valori fossero concentrati su quello, sia ben chiaro, ma sono dell’idea che, da quanto ci è fornito da media e televisioni, ossia da chi orchestra la nostra attualità, lo spirito della contemporaneità sia proprio concentrato sul ritorno economico personale.

Ecco che l’arrivo nel mondo del volontariato mi ha aperto le porte ad un’altra attualità, molto più piacevole: quella dell’agire associativo per un paese, per un territorio, per la sua gente, non finalizzato all’euro, ma finalizzato alla soddisfazione, alla felicità. Mano a mano che mi muovo tra le varie pro loco trentine scopro diverse forme di questo spirito volontaristico ed ogni volta la mia sorpresa e la mia curiosità cresce, perchè mi accorgo che la realtà è ben diversa da quella che ci vogliono far apparire. La realizzazione dell’individuo sarà anche legata all’aspetto economico, non si discute, ma dalle esperienze che trovo sui territori posso assicurarvi che quella realizzzione da sola non conta nulla.

Allora penso, sempre con maggiore convinzione, che anche questa crisi economica possa essere superata, in parte, con un piccolo rimedio: il rimedio si chiama volontariato (io spingo per il volontariato turistico), che implica relazione, condivisione, messa in discussione, che significa soddisfazione personale legata a quella degli altri, che significa, al finale, crescita individuale dentro una crescita collettiva, quello che la triste attualità del mondo del lavoro oggi non fornisce minimamente. I lavoratori oggi sono infelici, tristi, precari, incazzati, introversi e mi fermo perchè non voglio infierire (nemmeno con me stesso).

Se non ci credete, se pensate che queste mie parole siano buffonate, vi prego, prima, di prendere il tempo di provare, anche solo per qualche ora, a partecipare attivamente come volontari in qualche associazione/gruppo: ne vale comunque la pena, poi mi saprete dire!

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