Day 2: con gli occhi di Wendy

Era un sabato pomeriggio, di maggio, e dalla mia cuccia di ferro osservavo il solito via vai di persone che venivano a fare acquisti o a riprendere i loro cani appena lavati e pettinati. Ad un certo punto si presentano davanti al negozio due persone, una ragazza ed un ragazzo, visibilmente contenti; il ragazzo era più il più contento di tutti. Non appena la porta si aprì, infatti, fu proprio lui a venire verso la mia gabbia e a sbirciare all’interno. Sentivo che dal suo corpo usciva un profumo incredibile, straordinario: era il profumo della felicità, quel profumo che mi fece capire immediatamente che quello era il mio padrone e che solo a lui avrei obbedito incondizionatamente. Appena Giuliano dischiuse il lucchetto della gabbia, il ragazzo mi prese in braccio e mi strinse forte, facendomi poi salire in cielo e poi scendere giù all’improvviso, lasciandomi infine adagiata sul pavimento da dove io potevo vederlo dall’alto verso il basso. Che strana gente questi umani, così alti, pensavo tra me e me, così autoritari ma allo stesso tempo così dolci e pieni di attenzioni. Una volta adagiata sul pavimento, anche la ragazza si avvicinò e mi accarezzò la testa. Anche lei emanava un profumo che, anche se meno forte, si avvicinava molto a quello del ragazzo. Erano loro la mia nuova famiglia e, a vedere dai sorrisi e dalle facce contente che avevano, mi sembrava che fossero davvero felici di portarmi via.

Rimanemmo per qualche tempo all’interno del negozio, poi il mio padrone mi prese in braccio e si avviò verso l’esterno. Appena usciti rientrammo da un’altra porta, quella che allora non sapevo cosa fosse ma che ora so essere la portiera di un’auto, ed il mio padrone mi mise seduta tra le sue gambe. La ragazza invece si mise dall’altra parte della vettura, quello che ora ho capito essere il posto del pilota.

“Guido io” disse Laura “ tienila tu Wendy anche se sarà un’impresa: sembra così agitata!”.

“Ci provo, ma sto cane è un terremoto” rispose Enrico.

MMM che profumo di pesce. Mi fa impazzire! Non riesco a resistere, da dove verrà? Ah ecco, viene da quel bicchierino lì…mmm.. che profumo, non riesco a resistere….

“Enrico, Wendy sembra agitata, avrà qualcosa? Sarà affamata? Prova a darle da mangiare qualcosa e cerca di farla stare ferma: io non riesco a guidare con tutto questo movimento!”.

“Laura, ci sto provando! Ma Wendy non si da pace, ha fiutato qualcosa, non riesce a stare ferma! Adesso le do due crocchette, che forse si calma un secondo!”.

Mmm…che buone…che sapore che hanno queste palline!!!

“Ecco, vedi! Con due crocchette si  è messa subito tranquilla. Vediamo se mi ubbidisce e resta buona per un pochino, perché altrimenti sarà un’impresa arrivare fino a casa. Tieni Wendy, prendi anche questa crocchetta, ma fai la brava! Non ti agitare, che altrimenti non arriviamo più a casa!”.

Che spasso quel viaggio in macchina: il mio padrone continuava a rimpinzarmi di quelle buonissime palline di pesce! Ogni tanto mi borbottava qualcosa, io mi mettevo tranquilla e seduta sulle mie zampe posteriori e poi, gnam una crocchetta, poi gnam due crocchette…Provò anche a borbottarmi qualcosa del tipo “alza la zampa” o “bagna la zampa”, non capivo cosa volesse da me!. Poi per caso alzai una zampa, vidi un grande sorriso apparire sulla faccia del mio padrone, e ricevetti una succulenta crocchetta e, in aggiunta, una dose di coccole! Capìì che quel comando era strategico, che significava cibo facile, e lo memorizzai per bene: la frase era “dammi la zampa” e la risposta corretta era alzare la zampa sinistra. Tutto facile!

“Guarda Laura, sto cane ha già imparato a dare la zampa, anche in macchina. E’ troppo intelligente, chissà cosa riusciremo a farle fare!”.

“Si vedo, Enrico, ma non distrarmi troppo perché altrimenti rischiamo di uscire di strada….Comunque quel cane è proprio un tesoro: guarda che viso espressivo che ha, che occhi dolci! Sei contento ah, Enrico? Dopo anni di attesa è arrivato anche il cane”.

“Eh già” rispose “sono proprio entusiasta. Ho aspettato questo momento da una vita, me lo sono guadagnato e adesso voglio godermelo tutto! Desideravo un cane dall’età di dieci anni, da quando vidi mio zio Severino far giocare e obbedire il suo pastore tedesco: non puoi nemmeno immaginare con che rigore Axel eseguiva gli ordini, con che eleganza saltava gli ostacoli, con che puntualità obbediva ai comandi. Mi è sempre rimasta impressa la fedeltà di quel cane nei confronti del suo padrone e da quel giorno ho cominciato a desiderare di avere un cane anch’io. Ma, come spesso accade, i miei non erano dello stesso avviso e mi dissero “quando finirai l’università arriverà anche il cane!”. E adesso che l’Università è finita, è arrivata anche la Wendy!”

Cosa avrà detto il mio padrone alla sua ragazza non lo saprò mai, evidentemente! So solo che quando smise di parlare mi prese in braccio, mi guardò dritto negli occhi e mi diete un bacio sul muso, tra gli occhi ed il naso. In quell’istante il profumo della fedeltà toccò il suo apice: capii definitivamente che quello era il mio padrone e che da lui non mi sarei staccata più…

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