Per chi, come me, ha la fortuna di avere un figlio (o più di uno), questa immagine che sta facendo il giro del mondo ha l’effetto di un sonoro pugno nello stomaco.
Questo bambino siriano, morto sulla spiaggia di Bodrum, diventa l’emblema della moderna banalità del male: famiglie indifese che per scappare dalla guerra cercano disperatamente una via di salvezza, trovando invece la morte, l’intolleranza, la discriminazione, l’odio.
Non è facile scrivere un post o un articolo di questo genere, perchè il rischio di fornire giudizi o commenti scriteriati è davvero alto. Io provo semplicemente ad esprimere un mio ragionamento, perchè non riesco a non pensarci.
Sono ormai convinto davvero di quanto il male, oggigiorno, sia davvero comune, ordinario, scontato ma dinnanzi a questa foto, che grida vendetta al cielo, maturo la convizione che tutta questa banalità possa essere facilmente arginata con poco, con quello che definisco la “semplicità del bene”. Un gesto, un’azione (anche se piccola) per aiutare queste persone, per accoglierle (lasciando perdere, per favore, le stumentalizzazioni politiche), occorre davvero farlo e le motivazioni per compiere tali azioni è facilmente reperibile in ciascuno di noi: proviamo ad immaginare che quel bambino sia nostro figlio! Proviamo a pensare che di colpo coccole, sorrisi, divertimento, benessere, gite in montagna non ci siano più…Proviamo a non pensare che…poverino, mi dispiace, ma è capitato ad altri…….ed è impossibile restare indifferenti a tutto questo!
Il mio mantra
Che le cose del mondo vanno prese
a un tanto la calata io l’ho sentito
dire più e più volte al mio paese.
Chi fa così non perde l’appetito,
dorme sonni tranquilli e nella bara
scivola grasso, fresco e colorito.
Ma io questa tal vita, anima cara,
a dirtela, fin qui non l’ho imparata.
So che vivendo a vivere s’impara,
ma sento che la testa ossificata
non è capace di capacitarsi
della gran teoria soprallodata.
L’animo, poveretto, è di sì scarsi,
di sì deboli numeri, che in fondo
sarìa prima disposto a ripiegarsi
che a sforzarsi a voler esser giocondo,
quando le cose gli vanno attraverso,
quando vede attraverso andare il mondo.
In questo legno non c’è via né verso
di tagliarci uno scettico: d’un saio
voler fare un mantello è tempo perso.
E di me voler fare o Tizio o Caio,
levarmi dal mio passo naturale
è come pestar l’acqua nel mortaio.
Così son nato e resterò tal quale.
Giuseppe Giusti