Pensiero quotidiano: la decadenza

Non è facile riprendere a scrivere di cose diverse da esperienze personali (vedi viaggio) mettendoci sentimento. E’, credo, normale, comprensibile. Oggi, senza nessuna critica nè politica nè personale, mi viene da commentare “la decadenza”.

Stamani non ho appositamente aperto i giornali perchè già dai titoli della radio ho avuto sentore del “tai del prà”: non si parla di altro e, probabilmente non si parlerà di altro per un mese intero. Il primo pensiero che mi viene in mente, seppure banalissimo, è: ma può una persona, per importante che sia, influenzare così tanto il mondo intero? El Pais, le Monde, il New York Times, ma più banalmente ogni testata giornalistica locale, riporta la notizia in prima pagina. Speciali in onda su ogni emittente possibile ed immaginabile con la presenza di ogni cavolo di commentatore, autorevole o meno che sia, commentano, criticano, accusano, scagionano, propongono, si ribellano, s’arrancano, gioiscono e avanti e avanti occupando i discorsi di ognuno di noi. Mi chiedo: ma ne vale la pena? Non è forse il caso di cominciare a capire che NOI siamo un popolo e che non possiamo fermarci cosi tanto per una sola persona, seppur importante fin che si voglia?

Fosse almeno periodo di vacche grasse, la cosa sarebbe almeno un poco più comprensibile, ma adesso no! Non possiamo permetterci di farci scavalcare; ci sarebbe bisogno di altro: di sicurezze, di lavoro, di certezze, di stabilità e via discorrendo ma noi Italiani siamo fatti così e facciamo come le pecore: se la prima si butta nel burrone, tutte a correrci dietro. E allora, chiudendo, mi permetto di dire che nel nostro gregge la prima pecora è decaduta, ma in verità stiamo piano piano decadendo tutti quanti.

Ognuno la può pensare come vuole; io, in questo momento, la penso così!

Io, la guida, l’imprenditore

Intraprendere a pieno un viaggio, non vuol dire solamente andare a visitare dei luoghi ma, personalmente, vuol dire anche conoscere le persone che si incontrano lungo la via.
In questo viaggio tra Israele e Giordania non mi sono soffermato solamente a dare modo ai miei occhi di vedere cose nuove (davvero straordinarie), ma mi sono dedicato anche a capire chi sono e cosa fanno le persone che ho incontrato lungo la strada.

Allora mi capita di conocere un cameriere-poeta, a Nazareth, tale Mohammad Abu Elyas, che cerca di tradurmi subito alcune sue poesie, con scarso risultato effettivo ma con un grande risultato in termini di amicizia a pelle. Poeta per passione, ma si vede dalla sua espressione che è una passione vera, pura. Mi arrivano i suoi aggiornamenti su facebook, costanti, e mi vien voglia di imparare l’arabo per comprendere a pieno il significato dei suoi versi.

Capita di incontrare, a Petra, un poliglotta beduino venditore di spezie, capace di snocciolare discorsi con fluente italiano, francese, spagnolo, inglese con un’apertura mentale ed una visione del mondo che, sebbene costruita nella sola città di Petra, appare essere quella di un navigato viaggiatore del mondo.

Capita di incontrare una straordinaria Guida, Mahdi Yanes (di cui già ho raccontato), che è riuscita in due giorni a fare breccia in un intero gruppo di 46 turisti trentini che, sebbene apparentemente burberi e introversi, hanno dimostrato invece grande apertura e disponibilità. Un modo di guidare le persone davvero unico, coinvolgente, emozionante e attraverso il quale ci siamo portati via tutti un pezzo di Giordania.

Capita infine di ritornare in Italia e di avere al fianco, in aereo, un giovane imprenditore padovano, aperto, spigliato che ti racconta in poco meno di un’ora l’altra visione del viaggiatore, quella del viaggiatore per necessità, che però risulta al finale tanto appassionante quanto complessa.

E io che centro in tutto questo? Oggi, più che mai, mi sento un pochino poeta-beduino-guida-imprenditore, e la sensazione non è niente male!