Il problema siamo noi, elettori

Il mio pensiero del giorno, oggi, si concentra ancora sulla politica. Non potrebbe essere altrimenti, visto il fervore che ci sta accompagnando alle elezioni provinciali di domenica. Ieri invocavo Aristotele e, sia ben chiaro, lo invocherò ancora a lungo.
Il pensiero che mi gira per la mente, oggi, è che tanto si parla di candidati, tanto si parla dei loro profili, delle loro nefandezze passate, dei loro inciuci più o meno conosciuti e, tanto più si parla di loro, tanto più ci si dimentica che il problema non sono loro, ma siamo noi che eventualmente li votiamo. Pensandoci bene, su quasi 800 candidati, era ovvio aspettarsi che ci fosse qualche furbetto, qualche simpaticone, qualche ammanicato, qualche mammasantissimo…ma ci sarà anche qualcuno di valido, o no?

Allora il problema in questione è diverso e la domanda è: siamo in grado di votare con consapevolezza? Prima di accingerci a segnare il simbolo e/o le tre preferenze, siamo capaci di pensare che siamo noi ad avere la responsabilità di fare una scelta giusta? Siamo capaci di non farci influenzare troppo dalla logica del piazerot (ben riportata da Luisa Patruno sul blog dell’Adige il 21 ottobre)?

Mi chiedo questo perchè ultimamente mi sembra di percepire che l’elettore stia diventanto quasi schiavo dei candidati; l’individualismo ed il tornaconto immediato personale regna ormai sovrano ed è forse questo il vero problema della politica oggi. Allora fermiamoci un attimo a pensare, perchè pensare, o meglio commentare, lunedì 28 ottobre non serve a nulla!

 

27 ottobre 2013: Aristotele dove sei?

Chissà cosa direbbe Aristotele se, tutto di colpo, fosse catapultato in questo trentino domenica 27 ottobre 2013. Secondo voi, avrebbe modo di verificare che politica significa, come lui la definì per primo “amministrazione della “polis” per il bene di tutti, determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano?”. Dal mio modestissimo punto di vista al buon Aristotele verrebbe un trentinissimo “coccolon”, senza ombra di dubbio. Sia ben chiaro, le opposizioni esistevano anche al suo tempo, ma questa politica è davvero lontana anni luce dal concetto di “bene di tutti”. Siamo, invece, vicinissimi alla definizione del più moderno Max Weber, per il quale “la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza”. La dimostrazione di tutto ciò? Prendete la lista dei 784 candidati: guardatela a fondo e confrontatela con le liste elettorali di cinque anni or sono, o quelle delle elezioni delle comunità di valle. Candidati che prima erano a destra ora sono a sinistra e viceversa, candidati di sinistra che ora vanno da soli, candidati che prima erano soli che si accorpano con altri, candidati che hanno candidato 20 anni che sono ancora candidati, insomma una vera e propria rincorsa ad una posizione che possa legittimare il potere della singola persona. Una volta i partiti erano contenitori di idee e di valori, ora sono solamente dei vomitevoli simboli dietro ai quali si nascondono velleità personali povere, prive di contenuto, davvero sterili e svuotati di “vera politica”. Non parliamo poi dei messaggi elettorali: sono tutti paladini del lavoro, della giustizia, dell’uguaglianza, dell’altruismo, salvo poi scoprire che la maggior parte dei candidati difficilmente si è mai trovata a lavorare volontariamente per un’associazione (seriamente si intende) e quindi non ha minimamente idea di cosa sia il “bene comune”, che la maggior parte dei candidati ha accettato di candidarsi solo per “stropar en bus”, “serar la lista”, “portar acqua al molin”. Ma le leggi poi chi le fa? Il bene di tutti poi come si raggiunge?

Io, domenica, penserò ad Aristotele, mentre avrò in mano la matita, sapendo che il mio è solo un piccolissimo e insignificante voto. Spero lo faccia la maggior parte dei trentini!

Enrico Faes