UNA COMMEDIA DIVINA: US DRO…inizia il purgatorio

CANTO TERZO: PURGATORIO

Risvegliati da un sonno fisicamente riconciliatore
il mister ed il suo vice ripresero tutto il loro vigore
e decisero alla buonora di rimettersi in cammino
verso quella musica che il dì prima sentirono lì vicino.
Il purgatorio del centrocampo si cingean ad attraversare
sicuri che anche qui c’era materia da visionare
e raccolto il materiale servito per dormire
si prepararon velocemente pronti a partire.

Occorre quindi ricordare
quanto il menaito alcuni individui stavano a ballare:
dalla movenza e dal fisico assai scolpito
altri non potea che esser Paolazzi sul suon del menaito
e appena raggiunsero, lì vicino una scogliera
identificarono con certezza che proprio lui era:
avea lì vicino i-phone, due casse e un amplificatore
e rincorreva due pulzelle dal giovane candore:
le cinse e le ammaliò con molte parole argute
che loro ascoltaron in quanto assai bevute
e a notte ormai inoltrata con le sue stanche membra
senza aver combinato nulla, tornò in val di Cembra.

Poco innanzi a lui, distante dal rumore
giacea assai assopito un altro giocatore
esule dal caos, dai balli e dai canti
scorsero la sagoma del giovane Mirko Santi
il quale una cariola portava sulla schiena
e ad una prima scorsa sembrava alquanto piena
tant’è che il centrocampo percorrea a passi lenti
col Baldo ad urlargli ostie e sacramenti.

Tale Baldo ruota, attorno alla mediana
saltando gli avversari veloce di gincana
si avvicina ululando “dammi palla, si ancora!”
e stressa tutti quanti, ben oltre una mezz’ora.
A volte non lo ferma nemmeno il direttore
al quale spesso rivolge parole da dittatore
rischiando volentieri di vedersi un giallo sventolare
per aver invitato l’arbitro, ad andare a cagare.

Nel mezzo del cammin, tra questi giocatori
il mister ed il Fulvio sentiron dei rumori
e allora si diressero verso quei filari
dove incontraron capitan Tartari
il quale si diresse dal vice e dall’allenatore
dicendo “son 5 euro”, io sono l’esattore.
Riscosse il denaro, segnandolo al tabellone
fece alcuni calcoli e aggiornò il totalone
dicendo ai due viaggianti,  “se da qui volete andare ci voglio altre lire”
perché a Giugno al mare ci dobbiamo divertire
e fù così che i due il centrocampo abbandonaron
perché altri 10 euro sul tavolo lasciaron
e si diressero veloci sulle fasce laterali
per incontrar del centrocampo, tutte le altre ali.

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