Le forbici del destino – 9

Marco invece si spogliò e lanciò i vestiti sulla scrivania lì vicina, si infilò sotto le coperte e, contento anche per via di quella piacevole conversazione, si addormentò rapidamente.

Correva, Lucia. Come al solito le sue lunghe falcate erano in perfetta sincronia con il respiro e con il battito del cuore. Nessuno la stava inseguendo, o almeno non avvertiva di essere inseguita. Si sentiva un essere leggero e leggiadro, felice di trovarsi in quella situazione.
Stava percorrendo la via ciclabile, lungo la riva sinistra dell’Adige, e si sentiva nel pieno delle forze. Correva, sempre più forte e, sebbene il fiato le stesse venendo a mancare, non riusciva ad abbassare il ritmo; ad un tratto, proprio mentre la corsa si stava facendo insostenibile, vide passare Marco in bicicletta.
Lui in un primo momento sembrò non accorgersi di lei poi però tornò e indietro, le si affiancò e le chiese “Posso aiutarti?”. Lucia avrebbe voluto rispondere a quella domandona, proprio mentre la parola “sì” stava per uscire dalla sua bocca, sobbalzando sul letto, si svegliò improvvisamente,
Toccandosi le gambe, sentì che erano ancora indolenzite dalla corsa della sera precedente e collegò lo strano sogno al dolore che ancora sentiva scendere lungo gli arti inferiori. Non le era mai capitato prima d’ora: evidentemente aveva esagerato.
Non si fermò, comunque, a pensare più di tanto alla strana visione e, ributtatasi di schiena sul letto, afferrato nuovamente il cuscino tra le sue braccia e posizionatolo ben bene sotto la testa, si riaddormentò.

Scriveva, Marco, digitando rapidamente sulla tastiera del computer e compilando le pagine vuote di word con mille e mille parole. Stava scrivendo la storia di qualcuno di cui non sapeva il nome: una storia fatta di intrecci e di incontri, di persone e di luoghi che in quel momento non avevano nomi precisi, non avevano coordinate di riferimento, ma apparivano e scomparivano rapidamente. Tutto d’un tratto sullo schermo del computer apparve l’immagine di un bivio, di un incrocio. Vedeva quell’immagine in maniera sfuocata, a stento era riuscito a capire che si trattava effettivamente di due strade che si univano in un punto per poi dividersi nuovamente. Non v’erano indicazioni su dove quelle due strade conducessero. Marco si sentiva a disagio. Poi di colpo l’immagine cambiò forma, colore, dimensione. Marco stava osservando, con sempre crescente angoscia, la metamorfosi di quell’immagine. Rimaneva la sagoma di un qualcosa con due diramazioni, congiunto in un punto solo a metà, ma non era ancora chiaro in cosa si stesse trasformando. Cercò di avvicinarsi allo schermo ma più lo faceva e meno chiaro appariva il disegno. Provò allora ad allontanarsi e l’immagine diventava sempre più nitida, sempre più chiara: era una forbice, la riconosceva adesso, senz’ombra di dubbio. Non riusciva però a fermare i suoi passi all’indietro: si allontanava, sempre più, dallo schermo, dalla scrivania, dalla camera, fino a quando si trovò a precipitare, rovinosamente, in un burrone gelido ed infinito.
Svegliatosi, sudato e angosciato da quell’incubo, si accorse di avere tutte le coperte raggomitolate in fondo al letto e di aver dormito per metà fuori dal letto. Supponeva che quella sensazione di caduta fosse dovuta proprio al fatto di aver dormito scoperto e, risistematosi nel letto, riprese a dormire.
Al mattino la sveglia suonò, come di consuetudine, alle otto meno un quarto.
Marco ricordò di aver avuto un incubo in cui stava precipitando lungo un burrone, ma non il resto. Si era riaddormentato subito e, forse, questo aveva contribuito a far dimenticare, inconsciamente, la prima parte del sogno.
Anche Lucia aprì gli occhi. Alzatasi lentamente dal letto, si stirò con forza e, non senza sorpresa, si sentì completamente rilassata in ogni parte del corpo.
Ricordava benissimo del sogno, del fatto di essersi svegliata e di aver constatato come le gambe le facessero male. Ricordava tutti i dettagli di quell’esperienza onirica ma, in cuor suo, durante la notte aveva temuto che si sarebbe svegliata con le gambe ancora più doloranti.
Invece no: evidentemente la profonda dormita aveva contribuito a rilassare tutto il suo corpo ed anche la mente. Si sentiva in piena forza: rilassata, serena e pronta per affrontare quella lunga giornata.

Dopo aver fatto una lunga doccia, Marco andò in cucina per la colazione. Trovò un biglietto, scritto dalla madre, che diceva “Ciao Marco, oggi io e papà siamo partiti presto! Mi sono scordata di avvisarti, ieri, che avevamo appuntamento in agenzia viaggi: papà, finalmente, si è deciso a staccare la spina per un poco e vuole fare il tour dei paesi nordici! Tu ci credi? Io no, finché non arrivo a casa con i biglietti aerei! Per colazione trovi la torta che ho fatto ieri. Buona giornata. Mamma!”
“Strano, papà che si è deciso a prendere un lungo periodo di ferie: deve essere successo qualcosa” pensò Marco che, affamato, andò subito a rovistare nella credenza, dove trovò una deliziosa crostata alla marmellata fatta dalla madre.

Nello stesso momento, a qualche chilometro di distanza, anche Lucia si sedette a tavola, in cucina, per fare colazione. Si era presa uno yogurt dal frigo e del muesli: adorava quella combinazione, soprattutto nelle mattine successive a grandi corse o lunghi giri in bici. Prima di mangiare, però, continuando a pensare al sogno che aveva fatto quella notte, decise di accendere il pc e di cercare su internet qualcosa riguardo ai sogni ed alla loro interpretazione.
Tra le prime risposte offerte da Google appariva la copertina del libro di Sigmund Freud e poi, nell’elenco dei risultati, una serie di link riguardanti i sogni, la loro interpretazione e la cabala. Evidentemente non era quello che stava cercando: voleva capire se il fatto di aver immaginato di correre avesse un significato in particolare.
Per concentrarsi maggiormente sulla ricerca, smise di fare colazione, lasciando lo yogurt con il muesli a metà: lo avrebbe finito con calma più tardi.

Cambiò allora il riferimento di ricerca e digitò “significato dei sogni” ma, anche in quel caso uscirono, in prima pagina, link riguardanti siti collegati alla cabala, ai numeri ed alle scommesse.
Provò allora ad essere ancora più precisa e digitò “correre nei sogni”. I risultati, a prima vista, sembravano molto più significativi. Già il primo sito riportava una descrizione interessante, “correre nei sogni perché inseguiti da un nemico, da un mostro o da un assassino è una situazione che tutti almeno una volta hanno sperimentato, ed è legata…” e, incuriosita da quel breve contenuto, decise di aprire il link.
Il sito era ricco di definizioni riguardanti le varie tipologie di sogno con le rispettive descrizioni. Scorse le pagine fino a quando non trovò la descrizione di quello che a lei interessava e si mise a leggere con attenzione.
Correre è una delle azioni che si compiono più di frequente nei sogni: correre per spostarsi da un posto all’altro, per fuggire da qualcuno o da qualcosa o semplicemente per il gusto di muovere il corpo e per il piacere di esprimere la propria energia vitale.
La tradizione popolare fin dall’antichità vede nella corsa agevole e senza ostacoli un presagio di felicità e di riuscita, che si trasforma in disgrazia o problemi quando il terreno si presenta accidentato o ci sono ostacoli da superare. Freud considerava correre nei sogni simbolo della ricerca di piacere dell’individuo, piacere che viene rifiutato dalla coscienza e trova uno sfogo liberatorio nei sogni.
Al presente si tende a considerare la corsa come rappresentazione della situazione fisica e mentale del sognatore rispetto agli obiettivi da raggiungere o alle difficoltà che la vita gli riserva. E per darne una corretta valutazione si considera dettagliatamente ogni contesto in cui avviene, ma soprattutto si rileva l’emozione che provoca.
Correre nei sogni perché inseguiti da un nemico, da un mostro o da un assassino è un situazione che tutti almeno una volta hanno sperimentato, ed è legata ad un carico di ansia rispetto a qualcosa che stiamo vivendo nella realtà. C’è qualcosa che anche di giorno ci “insegue”, possono essere pensieri e problemi che non ci sentiamo in grado di affrontare, da cui “fuggiamo”, così che il sogno ci mostra in modo figurato ciò che sta accadendo e ci mette di fronte al nostro modo di affrontare la vita.
Il nemico che ci insegue nei sogni può esser simbolo anche di qualche aspetto di noi con cui non vogliamo avere a che fare, un sé rinnegato legato all’istinto come aggressività o sessualità, una parte della nostra personalità che sta reclamando spazio ed attenzione, ma con cui non ci sentiamo a nostro agio o che ci spaventa.
Quando nella nostra corsa incontriamo ostacoli o corriamo su un terreno difficile che richiede tutta la nostra attenzione, possiamo ripensare alla nostra realtà: forse abbiamo gli stessi problemi, forse percepiamo la nostra vita come una “corsa ad ostacoli”, oppure siamo sempre all’erta ed in tensione per avanzare e non farci sommergere dal carico della quotidianità.
Ci sono poi i sogni in cui la corsa o la “fuga” vengono impedite da un improvviso blocco fisico, ci si sente come paralizzati, le membra non ubbidiscono più e tutto si svolge come al rallentatore, oppure l’azione si interrompe e si resta con l’angoscia e la paura di essere raggiunti, con la consapevolezza che il corpo non obbedisce alla mente, e di conseguenza non si può fare ciò che “realmente si vuole”. E’ importante allora esaminare quali sono gli impedimenti che nella realtà ci “bloccano”, quali nostri pensieri, pregiudizi o timori agiscano da freno rispetto a ciò che vogliamo realizzare.
Ma ci sono sogni in cui la corsa assume un carattere diverso, in cui arriva improvvisamente nel sogno a riconnettere il sognatore con il suo corpo e le sue potenzialità, sono sogni che possono dare una grande soddisfazione, possono essere accompagnati da una grande sensazione di felicità, quasi un’espansione di coscienza, com’è il caso del sogno seguente:
Sto camminando su un sentiero con altre due donne, abbiamo vestiti lunghi e leggeri dai colori accesi. E’ quasi sera e deve essere estate, perchè sento l’aria tiepida ed avverto un profumo inebriante di fiori. Improvvisamente comincio a correre in avanti tenendo le braccia alte e lasciando che il pareo colorato che ho in mano, svolazzi nell’aria. Sento una sensazione incredibile di felicità e di pienezza, vado veloce, ma è come se mi sentissi parte del paesaggio e della natura.
La donna ha fatto questo sogno in un momento difficile della sua vita, in cui sentiva tristezza ed anche un po’ di depressione, un momento di down e di uniformità a cui lei, donna positiva e piena di entusiasmo, non era abituata. Il sogno di compensazione, che si è presentato con lievi cambiamenti almeno tre volte, le ha mostrato la sua vitalità naturale, e l’ha riconnessa con il suo corpo, con la gioia di essere viva e con l’espressione della sua vitalità e della sua sessualità. Ha sentito che nel sogno “correva incontro alla vita”, questo le ha fatto bene e l’ha risollevata dal suo stato di prostrazione.

Lucia lesse quella pagina tutta d’un fiato, senza mai staccare gli occhi dal monitor del portatile. Stava cominciando ad analizzare il suo sogno: la corsa frenetica, le gambe che andavano a mille, contrapposte ad una serenità d’animo dal ritmo contrario a quello fisico cosa stavano a significare? E la comparsa finale di Marco cosa c’entrava? Quel suo sì pronunciato proprio prima di svegliarsi aveva forse un significato particolare?
Tutti questi pensieri invadevano completamente la mente di Lucia. Mai prima d’ora si era trovata in uno stato simile: la recente delusione d’amore con Franco, l’aver saputo reagire con una forza ed una lucidità mai registrate prima avevano scombinato il suo solito equilibrio. Poteva dare una interpretazione a…? Sicuramente la corsa era un elemento che contraddistingueva la sua vita. Aveva sempre corso, sia fisicamente ma anche metaforicamente, su questo non c’erano dubbi. E sì, era anche serena: dopo la cocente delusione aveva saputo reagire senza lasciarsi soffocare dalla delusione e dalla tristezza, facendo leva su una inconsueta forza interiore per trovare la giusta via d’uscita. Ma Marco, cosa c’entrava in tutto ciò? Esisteva una motivazione a quel dettaglio? Forse perché aveva chattato con lui poco prima di addormentarsi. Poteva essere una coincidenza.
Riprese a fare colazione, meccanicamente:
Più pensava al sogno e più si convinceva che quella era l’unica vera giustificazione: Marco era solo un caso, niente di più.

Non sapeva, ovviamente, che le pagine del suo libro avrebbero affidato a quel ragazzo un ruolo ben diverso dall’essere semplicemente la coincidenza di un sogno di primavera.

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